Nuovo Monumento ai Caduti alla ex Cadorna, prima fascia tricolore per Comanducci
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Le note della Fanfara dei Bersaglieri di Arezzo risuonano in quella che una volta era la Caserma Cadorna di Arezzo, istituita nel 1946 nell'immediato dopoguerra come 7° CAR (Centro di addestramento reclute). Ha formato decine di migliaia di soldati di leva fino alla sua soppressione.
Tra loro anche il neo sindaco di Arezzo Marcello Comanducci, che per la prima volta, ieri, ha indossato la fascia tricolore, per inaugurare il nuovo Monumento ai Caduti, spostato dalla sua sede originaria a seguito della demolizione dell’ex Palazzina Comando.
L'iniziativa dell’Associazione Culturale “I Fanti del 225° Arezzo”, che ogni anno dal 2013 ricordano il passato di questo luogo e di quello che ha significato.
“Sì è stata una casualità molto particolare, la mia prima uscita con la fascia tricolore che è ovviamente molto emozionante, per ricordare un luogo dove io ho fatto il militare nel 1995 - afferma il sindaco - oltretutto ho ritrovato il vecchio comandante, mi ha fatto veramente molto piacere. Al di là di questo credo che questo monumento sia importante sia per ricordare ovviamente tutti i caduti in guerra ma anche per ricordare ai giovani che questo luogo ha avuto un passato molto importante per la nostra città. Qui tanti giovani arrivavano da tutta Italia per il servizio di leva, rappresentando anche un indotto economico. Soprattutto in occasione del giuramento arrivava tanta gente in città”.
L’opera è stata realizzata dal servizio infrastrutture strategiche e manutenzione del Comune di Arezzo, guidato dall’Ing. Serena Chieli, su progetto dell’Arch. Daniele Talozzi, che ne ha curato anche la direzione dei lavori. Tra i presenti il Brigadier Generale (ris.) Antonio Radogna, ultimo
Comandante del 225° Reggimento Fanteria “Arezzo”.
Oggi i locali ospitano gli uffici comunali, ma gli ex appartenenti al 225° Reggimento Fanteria “Arezzo” non dimenticano i momenti trascorsi in questa caserma.
“Tra i 1000 e i 1300 ragazzi ogni tre mesi qui facevano il CAR – afferma Francesco De Cesare segretario dell'associazione "I Fanti del 225° Arezzo" - molti come me venivano dal sud e qui hanno trovato famiglia”.
L’evento ha rappresentato un momento di profonda commemorazione e di restituzione alla città di un simbolo identitario legato alla storia militare di Arezzo, se pur con un neo.
Non è stato possibile per l'associazione esporre il loro stemma (riportato nelle maglie ndr) e indossare il basco.
“C'è uno stemma coperto perché qualcuno ha segnalato che la nostra associazione utilizzava degli elementi o dei simboli che non possono essere utilizzati perché appartengono all'esercito – afferma De Cesare - quindi l'esercito, che è il nostro riferimento, è giustamente intervenuto e noi abbiamo obbedito. Non c'è più una necessità di essere gerarchicamente sottoposti, ma per noi è un legame che sentiamo ancora”.
Un legame che sentono anche molti aretini come la storia della famiglia Boncompagni. Padre, figlio e zio nella caserma aretina. “Una generazione possiamo dire, al completo – afferma Giuseppe Boncompagni – io ho fatto il militare con il babbo, che è qua con me e con lo zio che purtroppo non è più con noi. Ancora oggi quando vengo a parcheggiare qui, sento questo luogo come il 225° Reggimento, non come il semplice parcheggio Cadorna”.