Il caso della morte del calciatore Beatrice finisce in Regione. "Faremo istanza al difensore civico"

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A parlare è Alessandro Beatrice, figlio del calciatore Bruno Beatrice, scomparso a soli 39 anni per una leucemia linfoblastica acuta. Nella primavera del 1976 fu colpito da una pubalgia cronica, l'imperativo era tornare a giocare.
Beatrice venne trattato quotidianamente presso la clinica Villa Camerata di Fiesole, per circa tre mesi, con una massiccia radioterapia a base di raggi X. In quel periodo, raccontano i familiari, aveva iniziato a soffrire di insonnia, tremori e spasmi muscolari. Poco dopo il ritiro dall'attività agonistica, nel 1985 Beatrice si ammalò di leucemia e morì. Nel 2005 la procura di Firenze, su richiesta della vedova Gabriella Bernardini Beatrice anche lei è scomparsa, aprì un'indagine sulla morte del calciatore in seguito allargatasi ad altri casi, ipotizzando che potesse essere stata determinata da un errato trattamento terapeutico al quale era stato sottoposto. L'indagine dei NAS di Firenze si concluse nel giugno del 2008, ipotizzando il reato di omicidio preterintenzionale.
Il 2 gennaio 2009 la procura di Firenze richiese l'archiviazione del caso per prescrizione.
Oggi il caso, grazie all'interessamento del consigliere Marco Casucci, arriva in Regione Toscana.
“L’Asl non consente l’accesso alla documentazione sanitaria. Faremo istanza al difensore civico”.
Ad annunciarlo, nel corso di una conferenza stampa in Consiglio regionale, Alessandro Beatrice assieme all’avvocato Guido Alimena, storico legale della causa relativa all’ex calciatore, l’avvocato Alessia Baglioni e il consigliere regionale di Noi Moderati, Marco Casucci.
“Sappiamo che, nel proprio archivio, il consorzio Csa detiene documenti riguardanti la tipologia di documentazione sanitaria richiesta relativi agli anni ’70 e ’80. Molti dei documenti sono archiviati presso tale consorzio, già da anni, grazie al lavoro svolto dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana. Vogliamo accedere a quei documenti per stringere il cerchio dell’indagine decennale sulla documentazione relativa a Bruno Beatrice – spiega l’avvocato Guido Alimena -. Il diniego è inconcepibile: in passato la moglie di Bruno, Gabriella Bernardini, aveva chiesto la documentazione sanitaria del proprio congiunto, abbiamo poi chiesto una documentazione anche più generale ma in entrambi i casi ci è sempre stata negata.”
“E’ l’ora di fare giustizia, ho chiesto come consigliere regionale all’Asl Toscana Centro di fornire la documentazione clinica del presidio sanitario di Camerata, laddove Bruno Beatrice venne sottoposto ai raggi Rottgen e raggi x. Le risposte sono state evasive, contraddittorie, omissive -dichiara il consigliere regionale Marco Casucci-. Per questo abbiamo fatto ricorso al Difensore civico, ci auguriamo che tale documentazione venga messa a disposizione della famiglia che attende da troppo tempo.”
“Nel 2025 c’è ancora omertà. Queste persone si devono vergognare, prendere in giro la famiglia Beatrice che cerca giustizia è meschino. Nella ricerca della verità abbiamo sempre dovuto scalare mura invalicabili: hanno paura che il sistema possa vacillare. Ci appelliamo al Difensore civico affinché possa scardinare tale sistema. Noi non molliamo e arriveremo in fondo!” manda a dire il figlio di Bruno, Alessandro Beatrice.

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