“Se vuoi la pace, prepara la pace”. Ad Arezzo la terza edizione della “Marcia per la Pace”

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“Se vuoi la pace, prepara la pace”. Questo lo slogan in cui si sono riconosciute circa 2mila persone che hanno partecipato alla terza edizione della “Marcia per la Pace” di Arezzo, organizzata dalla Rete Aretina Pace e Disarmo. Associazioni, movimenti e cittadini per dare un messaggio forte e chiaro. “Siamo qui per rimarcare che non accettiamo quello che sta accadendo – ci racconta un giovane Scout – c'è un'altra strada”. Il corteo è partito alle 18.00 da piazza San Jacopo. In cammino fino alla cattedrale per rinnovare l’urgenza di dire “no” a ogni forma di guerra, violenza e sopraffazione. Un momento di riflessione, dunque, una testimonianza di impegno civile intorno a un messaggio di forte attualità, anche alla luce dei diversi focolai diffusi in più zone del mondo: fermare il riarmo, investire nello sviluppo e nella dignità della vita, costruire una sicurezza fondata sulla cooperazione e sul diritto internazionale. Un evento che era stato organizzato prima dell'attacco all'Iran e che ha visto l'adesione anche del vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro Andrea Migliavacca. “Penso che tutti noi siamo preoccupati soprattutto per una possibile escalation in Medio Oriente e magari anche oltre – ha detto il Vescovo – quindi certamente c'è da contenere, da fare di tutto perché il conflitto non si espanda ma anzi si torni al dialogo e all'incontro”.
Le strade della città sono tornate a colorarsi con i colori della bandiera della Pace e tanti cartelli portati in corteo da bambini, ragazzi, adulti. “La guerra è morte, noi scegliamo la vita”, recitava un cartello. “Stasera non abbiamo nessuna possibilità di fermare la guerra – afferma Luigi Triggiano portavoce della Rete Aretina per la Pace e il disarmo - quello che possiamo fare è prendere coscienza del dramma che le guerre sono, di come le guerre nascono, prendere le distanze dalle leadership che ci stanno praticamente annientando, che stanno calpestando tutti quei valori e quei diritti che sono emersi dopo la tragedia delle guerre mondiali. C'è bisogno di una comunità coesa, non ideologizzata, ma che prenda coscienza del valore della vita in tutti gli ambiti”.

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