In Cassazione la parole fine sulla morte di Helenia Rapini. "Niente colpa per l'automobilista"
ArezzoTV
"Automobilista senza colpa per la morte di Helenia": in Cassazione cala la parola fine sul colpo di sonno che colpì l'automobilista che poi investì Helenia Rapini.
La ragazza, 29 anni, morì il 6 novembre 2019 nei pressi di Arezzo. Era alla guida della sua auto lungo la strada di Ristradella, parallela alla Sr 71, un altro automoblista, perdendo il controllo del veicolo, prese in pieno l'utilitaria della ragazza. L'impatto fu fatale per la 29enne, volontaria Enpa e per il cane che era con lei.
L'automobilista, un 53enne aretino, era stato assolto sia dal Tribunale di Arezzo che della Corte d'Appello di Firenze riconoscendo - in base ad una perizia - quell'addormentamento come evento imprevedibile, improvviso e non evitabile. Non colposo. Bensì patologico, cioè la manifestazione di una patologia di cui l'automobilista non sapeva neanche di soffrire: la sindrome delle apnee ostruttive del sonno, diagnosticata successivamente.
Nell'udienza celebrata mercoledì 29 aprile davanti alla Suprema Corte, a Roma, il procuratore generale ha definito inammissibile il ricorso presentato dalla procura generale di Firenze. Non ci sarà una riapertura del processo in appello. La famiglia Rapini si è battuta, in questi anni, assistita dall'avvocato Francesco Valli, per tenere vivo il procedimento penale che ora si chiude.
Non finiranno, ne siamo certi, le iniziative in memoria di Helenia il cui ricavato è sempre stato devoluto in favore degli animali.