Incidente in A1. I familiari: "Non si può morire per un video su Tik Tok, la patente va ritirata"
ArezzoTV
“Nessuno ci ha avvertito della sentenza. L'abbiamo saputo dalla stampa e questo non è giusto”.
E ancora. “Proviamo tanta rabbia, ma non odio. Vogliamo giustizia”.
C'è tanta rabbia, non c'è odio, ma chiedono giustizia i familiari delle tre persone uccise lungo l'Autostrada del Sole nell'Aretino che ieri, di fronte al Tribunale di Arezzo assieme ai loro legali, hanno chiesto che la patente del camionista venga revocata e non sospesa.
I due operatori della Misericordia di Terranuova Bracciolini, Giulia Santoni Chiapponi studentessa di 23 anni, Gianni Trappolini di 56 anni, dipendente della confraternita e il paziente che trasportavano, Franco Lovari di 75 anni, sono morti all'interno dell'ambulanza travolti dal camion condotto da Fabio Mistò. Era il 4 agosto del 2025 e il tratto dell'A1 è quello tra il Valdarno e Firenze. L'impatto nei pressi di Levanella. Si era formata una coda e il mezzo pesante è piombato sui veicoli come un missile. “Ma gli è andata anche bene - afferma tra le lacrime Laura Mucciarini, moglie di Gianni Trappolini - perché c'era un altro Tir davanti. Altrimenti ammazzava 20 persone”.
Dalle indagini è emerso che il camionista, mentre guidava, stava utilizzando il cellulare per pubblicare dei video. “Dobbiamo lottare per avere giustizia – prosegue la moglie di Gianni Trappolini - non possiamo accettare che si possa perdere una vita per un tik-tok”.
Mistò ha patteggiato la pena ed è stato condannato a 5 anni di carcere. Come sanzione accessoria la sospensione della patente per 3 anni. Una sentenza irricevibile per i familiari.
“Le perizie parlano chiaro: una guida “criminogena”. Mentre il tir correva a 90 km/h, il conducente guardava e pubblicava video sui social – affermano i legali - non è stata una distrazione, è stato un consapevole disprezzo del pericolo. Eppure, nonostante la gravità inaudita, tra tre anni, chi ha ucciso tre persone mentre giocava con lo smartphone potrà tornare a guidare. Ma non solo. Dobbiamo infatti rilevare come nel procedimento non abbiamo mai riscontrato un momento di reale attenzione dell’imputato verso i familiari e come tutto è apparso essere stato meramente ricondotto alla ricerca dei soli benefici processuali, come l’offerta riparatoria. Le famiglie quindi nostro tramite chiedono legalità, coerenza con i principi di sicurezza stradale e rispetto per la memoria di tre persone che non ci sono più”.
Secondo quanto dichiarato dai legali dei familiari, sarebbe anche emerso che Mistò avrebbe guidato con un “titolo di guida irregolare”. L'uomo avrebbe utilizzato una patente della quale aveva denunciato lo smarrimento, ma che avrebbe usato, in alternativa al documento ufficiale, per poter guidare più ore di quanto consentito dalla legge.
“Circolava con due patenti di guida, per poter sommare le ore – affermano i legali dei familiari Stella Scarnicci (legale famiglia Trappolini), Enrico Boncompagni (legale famiglia Lovari), Veronica Barzani (legale Caterina del Conte mamma di Giulia Santoni Chiapponi) – una delle due patenti era stata denunciata in quanto smarrita ed era quella che stava utilizzando al momento dell'impatto”. Ecco perché la scelta di rompere il silenzio, per annunciare la contrarietà alla sentenza. Non in merito alla pena detentiva, ma riguardo la sospensione della patente di guida.
“L'appello è verso il pm e il giudice – afferma Caterina Del Conte, la mamma di Giulia - che possano chiedere la revoca della patente. Dobbiamo renderci conto che questo signore è un pericolo pubblico”. Una battaglia di civiltà, spiegano i familiari: “se mandiamo il messaggio che usare i social alla guida di un tir e uccidere tre persone comporti una mera sospensione della patente di guida e non la sua revoca, allora il Paese ha perso la sua bussola morale. Chiediamo che la legge riconosca che chi dimostra una tale mancanza di senso di responsabilità non deve più avere il privilegio di guidare. Per questo ci affidano anche alla Procura, perché questo grido di giustizia non resti inascoltato e sia condivisa questa battaglia per quella che riteniamo essere una sanzione coerente con la gravità del fatto, ovvero al revoca della patente di guida”.