Pane e olio ai bambini, Chiassai: "pasto completo ai bambini, ma il provvedimento non si discute"
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All'indomani del polverone sollevato dal caso della delibera del comune di Montevarchi, bambini a pane e olio perché le famiglie non pagano la retta della mensa, arriva un annuncio da parte del sindaco Silvia Chiassai.
“Abbiamo verificato che delle 13 famiglie morose solo 2 avevano pagato – ha detto la sindaca in una diretta televisiva - quindi ho dato disposizioni di sospendere il provvedimento del pasto sostitutivo alla mensa e di convocare i genitori morosi per capire per quale motivo non hanno pagato.” Di fatto però la delibera, datata 2017, è ancora in vigore ci conferma la sindaca.
Qundi il metodo non è in discussione.
Chiassai poi replica con una nota ai commenti del Pd regionale della Toscana e dell'assessore toscano all'Istruzione Alessandra Nardini accusando quest'ultima di "fare propaganda politica sui bambini". "Otto anni fa siamo intervenuti e abbiamo introdotto un sistema attraverso il quale le famiglie hanno un mese di comporto durante il quale il Comune garantisce comunque il pasto anche se il genitore è moroso - spiega Chiassai Martini - in questo periodo la famiglia riceve sollecitazioni continue da parte dell'ente tramite telefonate, e-mail e messaggi dove si invita a regolarizzare il pagamento del servizio mensa, altrimenti come da regolamento, al 31/o giorno di morosità si passa al pasto sostitutivo, deciso dalla dietista".
Rispetto alle accuse di Nardini a Piantedosi, per la sindaca di Montevarchi "è estremamente grave tirare in ballo il ministro in una vicenda che assolutamente non lo riguarda ed associandolo al concetto di umiliazione per gli studenti" mentre invece "se c'è qualcosa di inaccettabile e grave è che dei genitori che hanno le possibilità economiche per pagare il pasto, vogliano fare i furbi gravando due volte su quei cittadini onesti e magari che, con grandi difficoltà non avendo un'Isee abbastanza basso per essere aiutati, comunque in maniera responsabile assolvono al loro dovere". E ancora: "Quest'anno abbiamo aspettato cinque mesi da inizio dell'anno scolastico per essere elastici, ma si è giunti ad un'insolvenza di 85.000 euro, che in prospettiva avrebbe raggiunto una cifra ancora più critica".