Sucidio assistito, il Vescovo di Arezzo: "siamo addolorati e sgomenti"
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"Sgomenti e addolorati". Così si definiscono i firmatari di una nota congiunta scritta insieme alla Diocesi di Arezzo dopo aver appreso dell'approvazione della legge sul suicidio assistito da parte della Regione Toscana, che è di fatto la prima in Italia a fare questo passo. La politica si è espressa ampiamente sul tema sia ieri, quando è arrivata l'ufficialità dalla seduta del consiglio regionale, sia nelle ore successive.
Oggi il vescovo Andrea Migliavacca commenta insieme al responsabile diocesano per la pastorale della salute, alla consulta diocesana di pastorale sanitaria, all’associazione Medici cattolici di Arezzo e all’opera Casa Betlemme:
"Da poche ore è stata approvata da parte della Regione Toscana la legge regionale sul suicidio assistito: un fatto che ci ha lasciato sgomenti e addolorati. La vita è un dono che va difeso e tutelato in tutte le sue condizioni. Siamo contrari ad alimentare una cultura dello scarto dove si stabilisce chi ha la dignità per vivere. Lo diciamo a nome di tanti medici, infermieri, operatori sanitari, volontari, membri di associazioni e di tante persone che sono in “prima linea”, che ogni giorno si impegnano a servizio di una vita che merita di essere vissuta pienamente in tutti i suoi momenti, anche quelli più difficili e di sofferenza. La risposta di una comunità che accoglie non può essere quella di creare la solitudine del suicidio ma di rendersi capace di farsi prossimo in maniera concreta a chi vive il dolore nel corpo e nella mente. Dobbiamo tornare ad umanizzare la morte e al giusto accompagnamento attraverso la terapia palliativa oltre ad “ad una buona dose di amore”. A tutti coloro che credono nel valore della vita e della centralità della persona chiediamo di non perdere coraggio: continuino, invece, ad essere testimoni di speranza con rinnovata passione ed entusiasmo. Nessuno si deve sentire abbandonato, perché solo così e senza altri artifizi, saremo in grado di dare dignità alle persone anche nel loro percorso finale di vita".
Nella nota diramata si legge inoltre che la legge sul suicidio assistito della Toscana "vanta così un tristissimo primato fra le regioni italiane". I vescovi delle chiese toscane hanno già espresso, con una nota del 28 gennaio scorso, una ferma posizione critica, affermando, fra l’altro, che "La vita umana è un valore assoluto, tutelato anche dalla Costituzione: non c’è un “diritto di morire” ma il diritto di essere curati e il Sistema sanitario esiste per migliorare le condizioni della vita e non per dare la morte".
Ieri, dopo l’approvazione del progetto di legge da parte dell’assemblea regionale, è intervenuto il presidente della conferenza episcopale toscana, cardinale Paolo Augusto Lojudice, secondo il quale "sancire con una legge regionale il diritto alla morte non è un traguardo, ma una sconfitta per tutti".
A condividere le parole del vescovo anche la vice sindaca Lucia Tanti che in una nota scrive: "Condivido le parole del nostro vescovo Andrea riguardo alla legge regionale sul suicidio assistito. La vita è un valore che va difeso e tutelato in ogni circostanza e che non può accettare principi della selezione. Mi unisco all'appello del vescovo nel promuovere una cultura dell'accoglienza e della cura, che si faccia carico del dolore e della sofferenza attraverso la terapia palliativa, il non accanimento terapeutico e un autentico accompagnamento umano nell'ultimo tratto. Resta necessario l’impegno affinché le strutture sanitarie e assistenziali siano sempre più capaci di rispondere per sostenere il diritto alla vita: questa dovrebbe essere la priorità di un servizio sanitario regionale. Questa è una legge manifesto buona per la campagna elettorale, di dubbia legittimità costituzionale e pressoché marginale per i toscani".