Vertenza Amom, chiesto incontro all'azienda e tavolo in Prefettura. I lavoratori in presidio

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“Quando muore una realtà storica come questa, il dispiacere è grande. E' come se morisse un pezzo della vita di ognuno noi. Quindi faremo l’impossibile per trovare una soluzione per andare avanti”.
Lorenzo lavora in Amom, l'azienda che opera nel settore della bigiotteria e che ha sede a Badia al Pino nel comune di Civitella in Val di Chiana. Il 30 dicembre, con una pec, la proprietà ha comunicato ai 70 dipendenti la procedura di licenziamento collettivo e la chiusura dell'attività.
Amom S.r.l., nel 2021 era tata ceduta dai fondatori, la famiglia Veneri, al gruppo Riri, un grande gruppo svizzero che si occupa di accessori per la moda. Riri successivamente è stata acquisita da una multinazionale svizzera che è Oerlikon, facendo sì che Riri entrasse al 100% nella proprietà di Oerlikon. Quindi Amon S.r.l. è direttamente controllata da Riri, che a sua volta è direttamente controllata da Oerlikon. IL 19 dicembre scorso uno sciopero di fronte alla fabbrica, per il 14 gennaio era stato fissato un incontro in Regione, la speranza era che l'azienda in quella sede potesse portare un piano industriale di rilancio. Poi la doccia fredda del licenziamento collettivo.
“E' stato un fulmine a ciel sereno – afferma Lorenzo Casini Rsu Cgil - dopo l'incontro in Regione, dove l'azienda comunque aveva rifiutato qualsiasi tipo di aiuto, allo stesso tempo ci eravamo lasciati di fronte alle istituzioni (Regione Toscana e comune di Civitella in Val di Chiana e sindacati ndr), con l'intendo di ritrovarsi il 14 gennaio per un piano industriale di rilancio. Non solo, la Regione aveva aggiunto, se la situazione fosse precipitata, di avviare un confronto prima di atti più netti. Invece il 30 dicembre ci hanno mandato una mail, la mattina alle 10,00 e ci hanno messo di fronte al fatto compiuto. Azienda in liquidazione e licenziamento collettivo”.
Il settore, è indubbio, sta vivendo una crisi importante, ma secondo i lavoratori questa situazione è frutto di una scelta aziendale.
“Questa secondo noi – prosegue Lorenzo – è una scelta aziendale e di gruppo. Non c'entra niente la crisi del settore. Per loro questo è il secondo precedente in Toscana. Il primo è stato FCM, nel Fiorentino”. Aspetto questo sottolineato anche dalla Fiom Cgil che è intervenuta dopo la notizia dei licenziamenti. “La Oerlikon-Riri evidentemente non ama la Toscana – commenta Gianni Rialti, dirigente Fiom Cgil Un anno e mezzo fa era stata la volta della FCM di Campi Bisenzio. E’ inaccettabile il comportamento dell'azienda. Non è possibile che una multinazionale si permetta di chiudere dalla mattina alla sera un sito produttivo e tagliare posti di lavoro. Non si può scaricare sulla pelle degli operai il prezzo di scelte industriali e finanziarie sbagliate”.
La Fiom Cgil ha chiesto il ritiro immediato della procedura di licenziamento collettivo e al fianco dei lavoratori si è schierato anche il sindaco di Civitella in Val di Chiana Andrea Tavarnesi.
“Chiediamo con forza che l’azienda ritiri o sospenda immediatamente questa procedura e si presenti a un confronto vero e trasparente con Regione Toscana, organizzazioni sindacali e istituzioni locali – afferma Tavarnesi - il Comune di Civitella in Val di Chiana non starà a guardare: saremo presenti in ogni sede utile, sosterremo ogni iniziativa a tutela dei lavoratori e chiederemo che vengano messe in campo tutte le azioni possibili per evitare questa ferita sociale ed economica. Qui non parliamo di “scelte aziendali”: parliamo di vite. Chi opera sul nostro territorio deve assumersi responsabilità sociali, non scaricare tutto sui lavoratori. La priorità è una sola: proteggere occupazione, famiglie e futuro”. I lavoratori, comunque, non si arrendono. E adesso, nell'attesa dell'incontro del 14 gennaio, sono annunciati nuovi presidi.
“Ci rivedremo dopo il 7 gennaio – conclude Lorenzo – e decideremo il da farsi. Abbiamo intenzione di fare dei presidi fissi fuori dall'azienda. Vogliamo ringraziare il sindaco di Civitella, per esserci stato vicino. Noi crediamo che l'azienda si possa ancora salvare. Con un compratore, alternativo ad una multinazionale o magari chissà con una cooperazione. L'importante è non chiudere”.

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