Psicologa uccisa a Foiano, ergastolo al 38enne pakistano. Parla la figlia della 72enne
ArezzoTV
E’ stato condannato all’ergastolo Irfan Rana Mohamed, un 37enne di origini pakistane, accusato dell’omicidio di
Letizia Girolami, 72 anni psicoterapeuta. La donna e’ stata uccisa con un colpo di zappa alla testa il 5 ottobre 2024 nelle campagne di Foiano della Chiana nell’Aretino, dal 37enne. L’uomo si occupava dalla manutenzione della tenuta in cui risiedeva la donna con il coniuge. Il delitto si sarebbe consumato al culmine di una lite innescata, presumibilmente, dalla scomparsa di alcuni pulcini di pavone.
“Mamma non ce la restituisce nessuno. La sentenza ha fatto il suo corso, ora vedremo anche il seguito, però emotivamente stiamo malissimo”. Così Eileen Alice Christie, figlia di Letizia Girolami, subito dopo la lettura della sentenza. La figlia ci ha tenuto, per altro, a precisare che l'uomo non era il suo ex fidanzato. Il 38enne si occupava dalla manutenzione della tenuta in cui risiedeva la donna con il coniuge.
“Finalmente ho l'occasione di precisare questo – prosegue la ragazza – continuo a leggere “ex fidanzato” o “ex suocera” non era così. Io e mio padre l'abbiamo spiegato mille volte. Fa male, per noi è stata un'altra violenza”.
Nell’udienza odierna il pm aveva richiesto l’ergastolo, la difesa invece aveva chiesto il riconoscimento del vizio mentale, anche parziale.
Durante il dibattimento la Corte d'Assise di Arezzo aveva respinto la memoria presentata dalla difesa contenente la valutazione di uno psichiatra che ipotizza un disturbo bipolare.
La Corte ha quindi pronunciato questo pomeriggio la sentenza, condannando l’uomo all’ergastolo e riconoscendo l’aggravante dei futili motivi.
“La madre non gliela restituirà nessuno, ma oggi probabilmente per loro è stata fatta giustizia – afferma Tommaso Ceccarini difensore della figlia - giustizia è sempre un termine difficile da declinare. L'ergastolo era una delle ipotesi possibili, visto il capo di imputazione, visto le aggravanti contestate, e sapevamo che sarebbe stato uno degli epiloghi possibili di questa vicenda giudiziaria”.
Della stessa opinione Stefano del Corto, difensore del marito di Letizia.
“Sentire pronunciare una sentenza di condanna all'ergastolo lascia comunque il segno – afferma l'avvocato Del Corto - prendiamo atto dell'estremo rigore che ha adottato la Corte di Assise, è stata riconosciuta una delle aggravanti, quella che pensavamo tutti che non venisse esclusa. E quindi è una sentenza corretta dal punto di vista giuridico di grande rigore. Penso che i familiari abbiano avuto soddisfazione dalle loro esigenze di giustizia. Questa è l'unica cosa che mi sento di dire”.
La difesa del 38enne, affidata all’avvocato Maria Fiorella Bennati, aveva chiesto il riconoscimento del vizio mentale, anche parziale e ha riproposto il tema di un disturbo mentale dell’imputato, annunciando di valutare il ricorso in appello.
“Ho spiegato al mio assistito la situazione – ha detto l'avvocato Bennati - adesso in 90 giorni la Corte depositerà le motivazioni e poi noi ne avremo 45 per stilare i nostri motivi di appello, le nostre censure rispetto a questa sentenza e vedere un po' se le istanze che abbiamo già avanzato in questa sede potranno essere accolte dalla Corte di Assise d'Appello.
Avevo richiesto il riconoscimento del vizio mentale sulla base dell'ultima documentazione che è stata depositata questa mattina e della diagnosi che era stata formulata con un disturbo di tipo schizzo affettivo che comporta delle dispercezioni della realtà sotto stress. Credo che fosse doveroso effettuare una perizia psichiatrica. Ovviamente la Corte l'ha pensata in maniera diversa, ritenendo che gli elementi non fossero sufficienti. Vedremo come motiveranno e argomenteranno la loro decisione”.