Convegno sulla chirurgia vertebrale robotica, al CCT esperti da tutto il mondo a confronto
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Una sala conferenze gremita per il primo congresso italiano dedicato alla chirurgia vertebrale robotica che si è tenuto al Centro Chirurgico Toscano. L’evento scientifico ha attirato medici e sanitari da tutta Italia che sono arrivati ad Arezzo per assistere ad un intervento robotico in diretta.
Il cuore del convegno era infatti la live surgery che collegata direttamente dalle sale operatorie dell’ospedale privato aretino ha permesso ai tanti partecipanti di seguire passo dopo passo l’intervento chirurgico eseguito dal dott. Demo Eugenio Dugoni, resp. della Neurochirurgia del Centro Chirurgico Toscano, coadiuvato dal dott. Federico Iaccarino.
“Abbiamo avuto l'onore di ospitare il primo congresso di neurochirurgia robotica in Italia. L'uso di questi robot è iniziato pochissimi anni fa e il primo di questi robot neurochirurgici è stato utilizzato e messo in funzione proprio qui al Centro Chirurgico Toscano di Arezzo – afferma Stefano Tenti presidente del CCT – abbiamo avuto l'onore di avere neurochirurghi da tutto il mondo, uno di loro è arrivato addirittura da Gerusalemme. Non pensavamo che potesse arrivare e invece è riuscito a partecipare”. In sala è stato possibile seguire tutte le fasi della live surgery, ponendo anche molte domande al chirurgo impegnato al tavolo operatorio. Il workshop intitolato “Convegno di Chirurgia Robotica vertebrale: stato dell’arte e prospettive future”, è stato patrocinato dalla Sinch, la Società Italiana di Neurochirurgia. Presente il prof. Domenico D’Avella, presidente della Sinch.
“Si guarda al futuro perché la Società Italiana di Neurochirurgia, che io rappresento oggi, ha tre anime – ha detto il prof. D'Avella – una universitaria, una ospedaliera e una del privato convenzionato. E noi siamo molto attenti a tutte e tre le anime. Il privato convenzionato, come dimostrato con questo convegno, può fare ricerca, può fare chirurgia estremamente sofisticata e rappresentare lo stato dell'arte di qualcosa che non si fa in tutte le parti d'Italia o in tutti gli ospedali d'Italia”. Assiema a lui anche il prof. Giuseppe Barbagallo, Segretario della Sinch che ha ricordato l'importanza, certamente, della tecnologia e anche dell'AI a supporto della scienza, ma mai in sostituzione dell'uomo, in questo caso del chirurgo.
“Oggi in Italia l'impatto della chirurgia vertebrale è sicuramente rilevante – ha detto il prof. Barbagallo – è aumentata moltissimo, dal punto di vista epidemiologico, l'incidenza e il numero di interventi chirurgici sulla colonna vertebrale effettuati sia nelle strutture pubbliche che in quelle private, accreditate e convenzionate. Quindi diventa realmente importante innalzare il livello di sicurezza e di precisione dell'atto chirurgico, mantenendo molto alta la sicurezza per il paziente.
La robotica applicata alla chirurgia vertebrale può accrescere i livelli di sicurezza ed efficacia, ma, come ricordato dal dott. Dugoni, il robot non sostituisce il chirurgo. E' fondamentale la conoscenza da parte del chirurgo, la sua esperienza e la sua capacità. Il robot è come il navigatore satellitare in auto. Non sostituisce il guidatore, però può aumentare la sicurezza del percorso che scegliamo di fare”. Insieme alla live surgery sono state tante le relazioni di altissimo livello scientifico presentate come quelle del dott. Harel Arzi, proveniente da Israele, del dott. Stefan Huber-Wagner dalla Germania e del dott. Lukas Bobinski arrivato da Stoccolma. Il convegno si è diviso fra una sessione di mattina ed una di pomeriggio viste le tante relazioni presentate. Una fotografia puntuale dei grandi passi fatti dalla chirurgia robotica vertebrale in questi anni. Un grande successo che apre ad Arezzo la possibilità di diventare la capitale italiana della neurochirurgia robotica, rinnovando l’appuntamento con il congresso nazionale che ogni due anni dovrebbe tornare in Toscana.