Oro, prosegue la "tempesta perfetta". Si teme per i mercati, verso la cassa straordinaria
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Il 2025 si chiude con il segno meno, ma il comparto aretino dell'oreficeria mantiene il primato per valore esportato. Sono i dati diffusi dal Centro Studi di Confindustria Federorafi.
Dopo aver archiviato il primo semestre con un export in flessione del -13,9% e i primi 9 mesi in calo del -15,2%, il settore orafoargentiero-gioielliero chiude l’anno 2025 segnando un ulteriore peggioramento del trend negativo pari al -18,9%, rispetto al gennaio-dicembre 2024.
I motivi sono noti: rincari dell’oro e degli altri metalli preziosi, politiche dei dazi in USA e le tensioni geopolitiche. Quella “tempesta perfetta” così battezzata da Maria Cristina Squarcialupi, presidente di Federorafi nazionale. Una tempesta che non accenna a placarsi, anzi, il conflitto in Iran l'ha ulteriormente inasprita.
“Sì, purtroppo sì, purtroppo sta peggiorando – afferma Maria Cristina Squarcialupi - anche perché con la guerra nel Golfo, gli Emirati Arabi, che sono il nostro attuale terzo paese di esportazione ma comunque un hub fondamentale e strategico per tutta la gioielleria italiana in questo momento è un mercato fermo. Quindi non ci permette di fare affari né in quell'area né, ripeto, come hub magari anche verso l'Estremo Oriente”.
I dati dopo l'introduzione dei dazi americani, del 2025, sono negativi. Per il 2026 le aspettative non sono migliori. “Noi in questo momento abbiamo i dati del 2025 – prosegue Maria Cristina Squarcialupi - quindi prima dell'ulteriore peggioramento dei rapporti con gli Stati Uniti, che concludono il 2025 con un calo di oltre il 7%. In realtà hanno recuperato nell'ultima parte dell'anno, c'è stato un piccolo recupero forse dovuto all'US content, per il quale gli operatori americani mandavano oro americano in conto lavorazione. Quindi materia prima in conto lavorazione in modo tale che i dazi e le tariffe venissero pagati soltanto sulla manifattura. Questo ci ha permesso di recuperare qualche punto. Purtroppo non abbiamo ancora i dati del 2026, ma ci aspettiamo un peggioramento”.
Arezzo si conferma, comunque, al primo posto tra le province italiane con un export che sfiora i 4,6 miliardi di euro e assicura il 34,8% del totale esportato dall’Italia. Seconda Vicenza, terza Alessandria (Valenza). Gli imprenditori aretini, quindi, resistono. Una resilienza insita nella loro natura. “No, non molliamo, continuiamo a crederci e cerchiamo anche investire e cercare nuove idee – afferma la presidente di Federorafi – è chiaro che in questo momento gli imprenditori sono anche un po' stanchi e speriamo di poterli aiutare. Noi come Federorafi ci siamo già mossi anche per cercare degli aiuti, un accesso migliore al credito e quindi anche un'interlocuzione sia con il Ministero che con le banche. Stiamo interloquendo anche per la cassa integrazione straordinaria”.